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Gli imenotteri sono un ordine che comprende oltre 100.000 specie di insetti.
Tra i più comuni ritroviamo:

  • Le api hanno un corpo tozzo ricoperto da peluria, di colore nero con strisce giallastre. Una loro caratteristica peculiare è quella di avere un pungiglione seghettato, che si infigge nella carne della vittima, portando alla morte per eviscerazione l’ape che, allontanandosi lascia pungiglione e vescicola velenifera.
  • Le vespehanno un corpo più sottile, giallo e nero a strisce; hanno un pungiglione liscio e per questo possono pungere più volte di seguito.
    Distinguiamo principalmente due tipi di vespe:
    - la vespa-giallone che nidifica sottoterra, in tane abbandonate o in altre cavità. Tra gli imenotteri è probabilmente la specie più aggressiva;
    - la vespa-Polisters che costruisce piccoli nidi con cellette che risultano ben visibili.
  • I calabroni sono gli imenotteri di più grandi dimensioni e sono caratterizzati da un addome striato di giallo tendente all’arancio. Vivono in colonie di 30 o 40 insetti e sono molto aggressivi.

 
REAZIONI ALLE PUNTURE DI IMENOTTERI

L'allergia al veleno di Imenotteri può provocare:

  • Reazioni localizzate (dal 2,4% al 26%) causate dal rilascio di sostanze tossiche contenute nel veleno. Si manifestano con rossore/o gonfiore in sede di puntura con un diametro non superiore ai 5 cm e una durata che supera le 24 ore. Sono reazioni ritenute normali. Le reazioni localizzate sono ritenute normali.
  • Reazioni generalizzate/sistemiche (dall’1% all’8,9%) sono causate da IgE dirette verso componenti del veleno a cui il paziente è allergico e in genere si manifestano alla punture successive alla prima. Insorgono rapidamente, in genere entro mezz’ora dalla puntura e possono manifestarsi con uno o più sintomi quali: orticaria, prurito diffuso, malessere, gonfiore, vertigini, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, difficoltà respiratoria, stordimento, confusione mentale, riduzione della pressione sanguigna, perdita di coscienza fino allo shock anafilattico.

DIAGNOSI

La diagnosi di allergia al veleno di imenotteri si basa su una anamnesi accurata e sull’esecuzione dei test cutanei.
Le cutireazioni, eseguite con veleni purificati, sono abitualmente in grado di identificare l’insetto responsabile. Talvolta, in caso di risposte dubbie o di pazienti che mostrano poli sensibilizzazione ai test cutanei, per discriminare in maniera precisa ed accurata l’insetto responsabile, può rendersi necessaria la ricerca di IgE specifiche nel siero verso il veleno intero (possibilità di falsi positivi) oppure verso singoli componenti allergeniche di alcuni veleni.


TERAPIA

La terapia delle reazioni localizzate prevede l’applicazione di ghiaccio ed eventualmente una crema al cortisone. Se il pungiglione è rimasto nella cute, si noterà un puntino nero al centro della sede della puntura. È molto importante estrarlo per evitare e limitare il rilascio di ulteriori quantità di veleno dal sacco velenifero che gli è attaccato. Evitare di afferrarlo con le dita e usare un’unghia, una pinzetta o una limetta per tentare di sollevare il pungiglione gradualmente dal basso. Il sito della puntura dovrebbe poi essere disinfettato. In caso di reazioni generalizzate o sistemiche, la terapia prevede l’utilizzo di farmaci antistaminici, cortisonici per os e/o e.v. e dell’adrenalina i.m. in cao si anafilassi. Lo specialista allergologo, potrà prescrivere adrenalina autoiniettabile (se è presente storia di anafilassi) e se necessario, dopo opportuno percorso diagnostico, prescriverà immunoterapia specifica (ITS). L’immunoterapia è attualmente l’unico strumento medico in grado di offrire la quasi completa protezione in caso di ripuntura (95-98% dei casi trattati) e di mantenere la protezione per molti anni dopo la sua sospensione, se praticata per un periodo di trattamento adeguato di almeno 3-5 anni a cadenza mensile.
In ogni caso è fondamentale che il paziente allergico al veleno di imenotteri porti sempre con sé un kit di farmaci di emergenza che può autosomministrarsi in caso di puntura (adrenalina, cortisonici, antistaminici); in ogni caso è consigliabile recarsi al più vicino pronto soccorso o chiamare il 118.